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Paragrafo 6 . La questione romana.

     
Dal  1861  al  1866, per ottenere la liberazione di  Roma  il  governo
italiano  altern trattative diplomatiche ad azioni  di  forza,  senza
per conseguire alcun significativo risultato.
     Dopo  il  fallimento  delle  trattative  col  pontefice,  tentate
durante   il   primo   governo  Ricasoli  (giugno  1861-marzo   1862),
l'iniziativa era stata assunta dai democratici. Garibaldi, nel  giugno
del 1862, si era infatti recato in Sicilia, dove aveva organizzato  un
corpo di spedizione, per muovere alla liberazione di Roma. Il capo del
governo, Urbano Rattazzi, cercando di seguire la strategia adottata da
Cavour  per l'annessione della Sicilia e dell'Italia meridionale,  non
aveva ostacolato l'operazione, pensando di poter ottenere da Napoleone
terzo  l'assenso ad un intervento delle truppe regolari.  L'imperatore
francese,  per,  si  mostr  decisamente ostile,  arrivando  anche  a
minacciare  un'azione  militare  contro  l'Italia.  Vittorio  Emanuele
secondo  si  affrett allora a condannare l'iniziativa  di  Garibaldi.
Poich  questo  decise di proseguire, il governo fece  intervenire  le
truppe,  che  si scontrarono con i garibaldini sull'Aspromonte  il  29
agosto  1862. Ci furono dodici morti ed alcune decine di  feriti,  tra
cui  lo stesso Garibaldi, che venne catturato e imprigionato nel forte
di Varignano, presso La Spezia.
     In  seguito  alla tensione politica causata da questi  fatti,  il
Rattazzi era stato costretto a dimettersi.
     Il  15  settembre 1864, sotto il governo Minghetti  (marzo  1863-
settembre  1864),  dopo lunghe trattative, Francia  e  Italia  avevano
firmato  una  Convenzione, in base alla quale la prima si impegnava  a
ritirare  le  sue  truppe dallo Stato pontificio e la  seconda  a  non
attaccarlo  e  a  difenderne  l'integrit  territoriale.  Un   accordo
aggiuntivo  espressamente  richiesto  da  Napoleone  terzo   obbligava
inoltre l'Italia a trasferire la capitale da Torino ad un'altra citt,
come  segno  della rinuncia a Roma. Quando la notizia si  diffuse,  ci
furono vivaci proteste da parte di numerose forze politiche e sociali.
A    Torino   scoppiarono   violenti   tumulti,   duramente   repressi
dall'esercito, che spar sui dimostranti, provocando alcune decine  di
morti  e  centinaia di feriti. Il Minghetti fu costretto a dimettersi.
Sotto  il  nuovo governo, presieduto dal generale Alfonso  La  Marmora
(settembre 1864-giugno 1866), il parlamento approv la Convenzione  di
settembre  e  decise il trasferimento della capitale  a  Firenze,  che
avvenne nel giugno del 1865.
